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Prompt caching: 8 buone pratiche per Claude, OpenAI e Gemini

Il prompt caching legge dalla cache il prefisso ripetuto dei prompt. Vediamo come attivarlo con quattro provider, quanto dura la cache e come avere più cache hit.

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In sintesi. Il prompt caching (cache dei prompt) elabora una sola volta la parte iniziale di una richiesta che non cambia, cioè il prefisso, e nelle richieste successive con lo stesso prefisso la legge dalla cache. Il 15 ottobre 2026 abbiamo letto nella loro documentazione le regole di Anthropic, OpenAI, Google e Amazon Bedrock, e come Claude Code gestisce la sua cache.

  • In cache va il prefisso, non la risposta. Il modello genera ogni volta una risposta nuova; semplicemente non rielabora il prefisso da capo. Il semantic caching, che restituisce una risposta vecchia, è un’altra tecnica.
  • Sulla maggior parte dei modelli la lettura costa un decimo del prezzo base dell’input. Con la cache da 5 minuti di Anthropic la scrittura costa 1,25 volte quel prezzo, e lo stesso vale per i modelli recenti di OpenAI. Due richieste costano allora 1,25 + 0,1 = 1,35 volte il prezzo base, contro 2 senza cache: la cache si ripaga alla prima lettura.
  • La cache serve solo finché è calda. La durata va da pochi minuti a qualche ora, secondo il provider e l’impostazione; su Anthropic, OpenAI e Bedrock ogni cache hit la fa ripartire da capo.
  • I cache hit dipendono da un prefisso che non cambia. Il contenuto fisso va all’inizio, quello variabile alla fine; un solo timestamp nel prefisso costringe ogni richiesta a riscrivere la cache.

Che cosa conserva il prompt caching?

4provider: Anthropic, OpenAI, Google, Bedrock
0,1×lettura dalla cache, nella maggior parte dei modelli
8regole per i cache hit

Un modello linguistico non ricorda nulla tra una richiesta e l’altra. Se invii cento volte le stesse istruzioni di sistema, lo stesso documento o lo stesso contesto di codice, vengono elaborati cento volte e pagati cento volte. Il prompt caching (cache dei prompt) cambia le cose: il provider elabora una sola volta la parte iniziale della richiesta che non cambia e la conserva; le richieste successive che cominciano allo stesso modo la leggono dalla cache.

Ciò che viene conservato non è il testo in sé, ma gli stati intermedi che il modello calcola mentre elabora quel testo; la prossima sezione lo spiega. Per questo la corrispondenza deve essere esatta: se il prefisso non è identico byte per byte, non si può leggere dalla cache.

Tre concetti si confondono spesso:

KV cache, prompt caching e semantic caching: che cosa conservano e come incidono sulla risposta
ConcettoChe cosa conservaDove operaRisposta
KV cacheGli stati intermedi calcolati per i token di una richiestaDentro il modello, per la durata di una sola rispostaOgni risposta viene generata di nuovo
Prompt caching (prefix caching)Gli stati intermedi di un prefisso comune, da una richiesta all’altraNell’API del provider o in un server come vLLMGenerata di nuovo; la cache non cambia l’output
Semantic cachingLe risposte precedenti, in base al significato della domandaNel livello dell’applicazione, come GPTCacheTorna la risposta vecchia; la corrispondenza può essere sbagliata

Fonte: documentazione di OpenAI, Anthropic, vLLM e GPTCache, 15 ottobre 2026.

Per noi è lavoro di tutti i giorni: quando diffox esamina una pull request, molti agenti specializzati leggono lo stesso contesto in chiamate separate (come funziona lo spieghiamo in un altro articolo).

Come funziona la cache

Prima di cominciare a generare la risposta, un modello linguistico legge tutto l’input; questa fase si chiama prefill. Intanto il modello calcola per ogni token degli stati intermedi chiamati chiave (key) e valore (value). La documentazione di OpenAI li chiama stati KV: mentre genera la risposta, il modello usa questi stati per tornare ai token precedenti. È questo che il prompt caching conserva: non il testo, ma i tensori che il modello calcola elaborandolo.

La cache serve fino alla prima modifica. Richiesta 1: istruz. + doc + domanda A. Elaborato da capo: Tutto. Il prefisso viene scritto in cache. Richiesta 2: istruz. + doc + domanda B. Elaborato da capo: Solo la domanda B. Istruzioni e documento letti dalla cache. Richiesta 3: data + istruz. + doc…. Elaborato da capo: Tutto. La data in testa rompe la corrispondenza. Esempio: tre richieste sullo stesso documento.
Esempio; i nomi dei blocchi sono illustrativi. La regola di corrispondenza viene dal documento di design di vLLM, 15 ottobre 2026.

Il vantaggio nasce da qui. Se il prefisso è in cache, il modello salta il calcolo di quella parte ed elabora solo i token nuovi. La documentazione di vLLM spiega anche dove finisce il guadagno: la cache accorcia l’elaborazione dell’input, non la generazione dei token nuovi. Per questo a guadagnare di più dalla cache sono i lavori con un prefisso lungo e una risposta breve. L’articolo Prompt Cache ha misurato un tempo al primo token ridotto fino a 8 volte su GPU e fino a 60 volte su CPU.

La stessa struttura spiega perché il prefisso deve essere identico byte per byte. Il documento di design di vLLM identifica ogni blocco in cache con due cose: i token del blocco stesso e i token del prefisso che lo precede. Quindi la stessa frase, se davanti ha un testo diverso, è un blocco diverso. Basta una data aggiunta all’inizio perché tutti i blocchi successivi diventino nuovi; la cache serve solo fino al punto in cui c’è la modifica.

E questi stati non sono piccoli. L’articolo su PagedAttention scrive che la memoria della KV cache di ogni richiesta è enorme e cresce e si riduce nel corso della richiesta. È per questo che i provider limitano la cache a pochi minuti: secondo la documentazione di Google Cloud la cache in memoria è limitata e le voci vengono eliminate quando serve spazio. Anche Anthropic dice che questi stati restano solo in memoria e non vengono conservate in modo permanente.

Come si attiva il prompt caching con quattro provider e quanto si risparmia

Tutti e quattro i provider supportano la cache, ma cambiano il modo di attivarla, il prefisso minimo e il prezzo. I dati della tabella vengono dalla documentazione di ciascun provider, consultata il 15 ottobre 2026.

Il prompt caching con quattro provider: attivazione, prefisso minimo, prezzo di scrittura e di lettura
ProviderCome si attivaPrefisso minimoScritturaLettura
Anthropiccache_control: un solo campo nella richiesta, oppure al massimo 4 marcatori sui blocchi512–4.096 token, secondo il modello1,25× (5 min), 2× (1 ora)0,1×; sui modelli recenti 0,05× o 0,025×
OpenAIAttivo per impostazione predefinita; da GPT-5.6 in poi si può anche mettere un marcatore esplicito1.024 token (GPT-5.6 e successivi)1,25× (GPT-5.6 e successivi); nessun sovrapprezzo sui precedenti0,1× sulla maggior parte dei modelli GPT-5.6+
Google GeminiCache implicita attiva da 2.5 in poi; cache esplicita con cachedContents2.048–4.096 token, secondo il modelloPrezzo standard dell’input; con la cache esplicita, un costo orario di archiviazioneSecondo il modello; su Google Cloud sconto del 90%
Amazon BedrockCache implicita (senza garanzie) e marcatore cachePoint512–4.096 token, secondo il modelloSecondo il modello; può costare più dell’input standardIl prezzo di lettura dalla cache del modello

Fonte: documentazione dei provider, 15 ottobre 2026. I moltiplicatori si riferiscono al prezzo dell’input senza cache. La riga di Google Cloud vale per Gemini 2.5 e successivi.

Su Anthropic e sui modelli OpenAI da GPT-5.6 in poi, scrivere in cache costa più che inviare gli stessi token senza cache, mentre leggere costa molto meno. Per questo una cache che scrive a 1,25× si ripaga alla prima lettura, e la cache da 1 ora di Anthropic, che scrive a 2×, alla seconda. Nella cache esplicita di Gemini la scrittura ha il prezzo standard, ma si paga l’archiviazione per ogni ora in cui la cache resta attiva; la convenienza dipende da quante letture si fanno e da quanto a lungo si tiene la cache.

Con la Claude API, quando molte chiamate leggono lo stesso contesto, metti il marcatore sul blocco comune e l’istruzione specifica di ogni chiamata dopo. ephemeral è per ora l’unico tipo di cache supportato; il nome del modello è quello dell’esempio della documentazione:

{
  "model": "claude-opus-5-5",
  "max_tokens": 1024,
  "system": [
    {
      "type": "text",
      "text": "<contesto comune: lo stesso testo in ogni chiamata>",
      "cache_control": {"type": "ephemeral"}
    },
    {
      "type": "text",
      "text": "<istruzione specifica di questa chiamata>"
    }
  ],
  "messages": [
    {"role": "user", "content": "<la domanda di questa chiamata>"}
  ]
}

Per quanto tempo la cache resta calda?

Una voce in cache non resta per sempre. La documentazione di Claude Code descrive lo stato con due parole: finché la voce è entro la sua durata (il TTL, time to live) la cache è calda (warm), quando è scaduta è fredda (cold). Con la cache calda la richiesta successiva legge il prefisso a basso costo; con la cache fredda lo elabora da capo e paga la scrittura.

Per quanto tempo la cache resta calda e se un cache hit rinnova la durata, per provider
ProviderDurata predefinitaOpzione lungaUn cache hit rinnova la durata?
Anthropic5 minuti1 ora ("ttl": "1h", scrittura 2×)Sì, gratis
OpenAI, GPT-5.6 e successiviAlmeno 30 minutiNessuna; l’unico valore è 30mSì, senza un nuovo costo di scrittura
OpenAI, modelli precedenti24h; nelle organizzazioni con Zero Data Retention (ZDR) attiva in_memory: di solito 5–10 minuti, al massimo 1 ora24h: di solito 30 minuti, al massimo 24 oreLa documentazione non lo dice
Google Gemini1 ora con la cache esplicitaLa durata che vuoi, con ttl o expire_timeLa documentazione non lo dice; la durata si estende a mano
Amazon Bedrock5 minuti1 ora, sui modelli che la supportanoSì

Fonte: documentazione dei provider, 15 ottobre 2026. La durata della cache implicita di Gemini non è nella documentazione; su Google Cloud è al massimo 24 ore e la maggior parte delle voci viene eliminata prima.

La durata funziona come un timer, con due dettagli importanti. Su Anthropic il timer parte dall’inizio della richiesta, non dalla fine della risposta: se lo streaming della risposta è durato 4 minuti, la richiesta successiva sullo stesso prefisso deve partire entro circa 1 minuto. Su Anthropic, OpenAI e Bedrock, poi, ogni cache hit fa ripartire il timer da capo; un traffico regolare tiene la cache calda da solo.

Nella maggior parte dei provider non esiste un endpoint che dica se la cache è ancora calda. L’eccezione è la cache esplicita di Gemini: cachedContents.get restituisce sempre l’ora di scadenza (expireTime), non il contenuto. Su Anthropic, OpenAI e Bedrock lo capisci solo dalla risposta successiva: se il numero di token letti dalla cache scende a zero, o il prefisso è cambiato o la voce si è raffreddata. Lo strumento cache diagnostics di Anthropic distingue i due casi: se le richieste sono identiche e la lettura è zero, la voce è scaduta.

In Claude Code la durata dipende da come paghi. Secondo la documentazione, con un abbonamento Claude la conversazione principale usa una cache di 1 ora, finché resti entro l’uso incluso nel tuo piano. Quando passi ai crediti di utilizzo, usi una chiave API o un provider cloud, la cache è di 5 minuti. I subagenti hanno 5 minuti anche con l’abbonamento. Puoi cambiare la durata con l’impostazione promptCacheTtl o con la variabile CLAUDE_CODE_PROMPT_CACHE_TTL.

Lo stato lo vedi in tre punti. /usage dice se la cache è calda o fredda, insieme alla durata in vigore. Nel JSON che arriva alla status line (la riga di stato), l’oggetto prompt_cache contiene i campi warm, ttl ed expires_at; l’ultimo indica quando la cache si raffredderà. Anche l’orologio della cache nell’estensione per VS Code fa il conto alla rovescia da una durata di 5 minuti o di 1 ora e mostra i minuti rimanenti; con la cache di 1 ora parte da 60 minuti.

Tre cose a cui fare attenzione:

  • L’intervallo tra le richieste deve restare sotto la durata. Ogni richiesta che arriva più di 5 minuti dopo la precedente riscrive il prefisso. Anthropic consiglia di restare sulla cache di 5 minuti se il prefisso viene usato più spesso di una volta ogni 5 minuti, perché il rinnovo è gratuito.
  • Una durata lunga non è gratis. Su Anthropic la scrittura con la cache di 1 ora costa il doppio e non si ripaga finché il prefisso non viene letto due volte; nella cache esplicita di Gemini si paga l’archiviazione per ogni ora.
  • La prima richiesta dopo una lunga pausa costa cara. Con la cache fredda la prima richiesta scrive tutto il prefisso. Puoi riscaldare la cache prima che arrivi la richiesta vera: su Anthropic con max_tokens: 0, sui modelli OpenAI da GPT-5.6 in poi con prompt_cache_options.prewarm.

In un esempio con dieci chiamate il prefisso costa il 78,5% in meno

I numeri sono tondi e ipotetici; mostrano solo i moltiplicatori della documentazione. Supponiamo che dieci chiamate leggano un prefisso comune di 50.000 token. L’unità è un token pagato al prezzo base dell’input; la scrittura vale 1,25×, la lettura 0,1×. Usano questi moltiplicatori la cache di 5 minuti di Anthropic e la maggior parte dei modelli OpenAI da GPT-5.6 in poi.

senza cache    10 × 50.000 × 1      = 500.000

con cache       1 × 50.000 × 1,25   =  62.500   la prima chiamata scrive
              + 9 × 50.000 × 0,1    =  45.000   nove chiamate leggono
                                    = 107.500
Esempio: prefisso comune di 50.000 token, 10 chiamate. Unità: un token pagato al prezzo base dell’input. Senza cache (10 chiamate, tutte a prezzo pieno): 500.000 token; Prima una, poi nove (1 scrittura + 9 letture): 107.500 token; Tutte insieme (caso peggiore: 10 scritture): 625.000 token.
Calcolo di esempio, non una misura: quanto pagano 10 chiamate che leggono un prefisso comune di 50.000 token per quel prefisso, con i moltiplicatori della documentazione (15 ottobre 2026). Non sono contati la parte specifica di ogni chiamata né i token di output.

Dieci chiamate avviate una dopo l’altra pagano per il prefisso l’equivalente di 107.500 token: il 78,5% in meno dei 500.000 senza cache. Con un modello che ha un moltiplicatore di lettura di 0,05× il totale scende a 85.000. Con la cache di 1 ora la scrittura sale a 100.000 e il totale arriva a 145.000.

La terza barra mostra il caso peggiore: le stesse dieci chiamate partono tutte insieme. Nessuna può leggere ciò che ha scritto un’altra e, se scrivono tutte il prefisso, il totale arriva a 625.000. Costa il 25% in più che non attivare affatto la cache. Il perché è più sotto, nella sezione sulle chiamate in parallelo.

Le 8 regole per un alto tasso di cache hit

La documentazione dei quattro provider dice le stesse cose sui cache hit. Ognuna delle regole qui sotto compare nella documentazione di almeno due provider.

8 regole per più cache hit. Ognuna nella documentazione di almeno due provider. Fisso in testa, variabile in coda: Marcatore sull’ultimo blocco fisso. Nessun timestamp nel prefisso: Niente date, ID di richiesta o dati dell’utente. Strumenti stabili: Nome, schema e ordine fissi; disattiva, non togliere. Non cambiare modello e impostazioni: Scegli all’inizio, non a metà conversazione. Non riscrivere la cronologia: Aggiungi i messaggi in fondo; un riassunto azzera la cache. Tieni calda la cache: Invia lo stesso prefisso con regolarità, prima che scada. Raggiungi la lunghezza minima: Sotto la soglia resta fuori, senza avvisi. Misura i cache hit: Letti dalla cache / input totale.
Fonte: documentazione di Anthropic, OpenAI, Google e Amazon Bedrock, più documentazione e note di rilascio di Claude Code, 15 ottobre 2026.

La seconda è quella che si salta più spesso. Una riga nelle note di rilascio di Claude Code lo mostra: togliere la data dal prompt di sistema ha alzato il tasso di cache hit. La data cambia ogni giorno, e se sta all’inizio del prefisso la prima richiesta di ogni nuovo giorno riscrive tutto il prefisso.

Due regole valgono per un solo provider. Sui modelli OpenAI precedenti a GPT-5.6, alle richieste che condividono lo stesso prefisso si dà un prompt_cache_key fisso. Questa chiave aiuta a instradarle verso la stessa cache, e la documentazione consiglia circa 15 richieste al minuto per chiave. Anthropic invece chiede che l’ordine delle chiavi JSON nelle chiamate agli strumenti sia stabile. Secondo la documentazione alcuni linguaggi, come Swift e Go, ordinano le chiavi a caso, e lo stesso contenuto parte con byte diversi.

Che cosa invalida la cache

Su Anthropic e su Bedrock la cache segue una gerarchia: tools, system, messages. Una modifica a un livello invalida quel livello e tutti quelli che vengono dopo. Ecco sei casi tra quelli che elenca la documentazione di Anthropic:

Che cosa invalida la cache. Più la modifica è vicina all’inizio, più si perde. tools Cambia uno strumento: Invalidata tutta la cache. system Ricerca web attivata: Invalidati system e messages. messages Cambia tool_choice: Invalidato solo messages. breakpoint Marcatore fuori posto: Tutte scrivono, nessuna legge. ttl Cache scaduta: La richiesta dopo riscrive. lunghezza Prefisso troppo corto: Niente cache, nessun errore.
Fonte: documentazione di Anthropic sul prompt caching, 15 ottobre 2026. Le prime tre schede vengono dalla tabella «What invalidates the cache».

Attivare o disattivare le citazioni ha lo stesso effetto della ricerca web; aggiungere o togliere un’immagine dal prompt, lo stesso effetto di tool_choice. Il caso che la documentazione chiama «errore comune» è la quarta scheda: se il breakpoint sta su un blocco che contiene un timestamp o il messaggio dell’utente, ogni richiesta scrive una voce nuova e nessuna richiesta può leggere. Il sistema cerca all’indietro al massimo 20 blocchi; ma quello che cerca non è il contenuto rimasto uguale, è una voce scritta da una richiesta precedente. La scrittura avviene solo sul breakpoint. Per questo il marcatore va sull’ultimo blocco che resta identico da una richiesta all’altra.

La cache con le chiamate in parallelo

Avviare insieme le chiamate che leggono lo stesso prefisso sembra naturale. La documentazione di Anthropic è chiara: con richieste simultanee, una voce di cache diventa disponibile solo dopo l’inizio della prima risposta; se vuoi che le richieste in parallelo leggano dalla cache, aspetta la prima risposta prima di inviare le altre. Anche OpenAI scrive che la cache sta su singole macchine e che oltre 15 richieste al minuto possono finire su altre macchine.

Su dieci chiamate, quante leggono dalla cache?. Avvio: 10 chiamate insieme. Leggono dalla cache: 0 chiamate. Non c’è ancora una voce: ognuna rielabora il prefisso. Avvio: 1 chiamata, poi 9. Leggono dalla cache: 9 chiamate. Iniziata la prima risposta, partono le altre nove. Avvio: max_tokens: 0, poi 10. Leggono dalla cache: 10 chiamate. Il riscaldamento scrive e torna senza output. Esempio: 10 chiamate che leggono lo stesso prefisso. La prima scheda è il caso peggiore.
Fonte: documentazione di Anthropic, sezioni «Cache limitations» e «Pre-warming the cache», 15 ottobre 2026. Il numero di chiamate è un esempio; la prima scheda mostra il caso peggiore.

Non serve che la prima risposta finisca, basta che cominci. La documentazione indica tre strade:

  • Invia la prima chiamata da sola. Claude Code lo fa da sé quando, in un workflow, avvia insieme agenti che condividono lo stesso prefisso: trattiene tutti tranne il primo finché non comincia la risposta del primo agente; per impostazione predefinita l’attesa è al massimo di 5.000 millisecondi.
  • Riscalda la cache in anticipo. Una richiesta inviata con max_tokens: 0 scrive in cache sul breakpoint e torna senza generare output; i token di output non si pagano. Il marcatore deve stare sul blocco comune, e l’impostazione di thinking e il valore di output_config.effort devono essere uguali a quelli delle chiamate vere. Viene rifiutata insieme a impostazioni che richiedono un output (per esempio stream: true).
  • Nei lavori in batch usa la cache di 1 ora. Nella Batch API le richieste vengono elaborate in un ordine qualsiasi e la lettura non è garantita. La documentazione consiglia di inviare prima, con la cache di 1 ora, una sola richiesta che porta il prefisso comune, e le altre quando questa è completata.

Come misurare i cache hit

Non dare per scontato che la cache funzioni: controllalo nella risposta. Tutti e quattro i provider riportano i token letti dalla cache in un campo a parte, nei dati di utilizzo della risposta:

Il campo della risposta per i token letti dalla cache e per quelli scritti in cache, per provider
ProviderLetti dalla cacheScritti in cache
Anthropiccache_read_input_tokenscache_creation_input_tokens
OpenAIinput_tokens_details.cached_tokens (in Chat Completions prompt_tokens_details)input_tokens_details.cache_write_tokens
Google GeminiusageMetadata.cachedContentTokenCountNessun campo apposito
Amazon BedrockcacheReadInputTokenscacheWriteInputTokens

Fonte: documentazione dei provider, 15 ottobre 2026.

Il tasso di cache hit è la quota di token letti dalla cache sul totale dell’input; OpenAI lo definisce così e consiglia di aggregarlo per utente, per workspace o per giorno. Il totale dell’input va calcolato bene: su Anthropic e su Bedrock il campo dell’input non conta i token letti o scritti in cache, e il totale è la somma dei tre campi; su Gemini promptTokenCount include già i token letti dalla cache.

ESEMPIO. Somma i tre campi. usage: "usage": { /   "input_tokens": 50, /   "cache_creation_input_tokens": 0, /   "cache_read_input_tokens": 100000 / }. Input: La parte dopo l’ultimo breakpoint. Scrittura: Scritto in cache in questa richiesta. Lettura: Il prefisso letto dalla cache.
Valori presi dall’esempio della documentazione: 100.000 token letti dalla cache, 50 token arrivati dopo il breakpoint; input totale 100.050 token.

L’input totale è la somma dei tre campi. input_tokens da solo non mostra tutto l’input: conta solo ciò che viene dopo l’ultimo breakpoint. Se tutto funziona, alla prima chiamata il campo di scrittura vale quanto la lunghezza del prefisso, e nelle successive lo stesso numero passa al campo di lettura. Se sono a zero tutti e due, il prompt non è finito in cache; la causa più probabile è un prefisso sotto la soglia minima. Se il campo di scrittura resta alto a ogni chiamata, qualcosa nel prefisso sta cambiando.

Noi registriamo separatamente i tre campi di ogni chiamata. Una chiamata senza dati di utilizzo per noi non vale zero, vale «non misurata»: un vuoto scritto come zero si legge come una chiamata gratuita.

Quando la cache non conviene

La cache non conviene con ogni carico di lavoro. Prima di attivarla, controlla quattro casi:

  • Se il prefisso viene letto una sola volta. Se la scrittura costa 1,25 volte e nessuna seconda chiamata legge il prefisso, paghi il 25% in più.
  • Se l’intervallo tra le chiamate supera la durata. Ogni volta la cache è fredda e il prefisso viene riscritto.
  • Se il prefisso è sotto la lunghezza minima. La richiesta funziona, la cache no; e non arriva nessun errore.
  • Se il prefisso cambia a ogni richiesta. Una data all’inizio costringe ogni richiesta a riscrivere la cache.

Il guadagno non è solo sul prezzo: con i prefissi lunghi si accorcia anche il tempo al primo token. Sul rate limit i provider si dividono: secondo Anthropic e Bedrock, su Claude i token letti dalla cache non vengono scalati dal rate limit; su OpenAI invece contano nel limite di token al minuto.

In diffox gli agenti specializzati di una review leggono lo stesso contesto comune: il diff della modifica e il contesto dei file. Questo contesto sta all’inizio della richiesta, in un unico blocco, ed è lui a portare il marcatore della cache; la prima chiamata parte da sola, le altre partono subito dopo in parallelo. I token che ogni chiamata scrive e legge vengono registrati separatamente.

Domande frequenti

Che cos’è il prompt caching?

È il meccanismo con cui l’API di un modello linguistico elabora una sola volta la parte iniziale e immutata della richiesta (il prefisso), la conserva e la legge da lì nelle richieste successive con lo stesso prefisso. Si conservano gli stati intermedi del modello (KV cache), non la risposta: il modello genera ogni volta una risposta nuova. I token letti si pagano una piccola frazione del prezzo base dell’input e la risposta comincia prima.

Quanto dura il prompt caching?

Dipende dal provider. Su Anthropic il valore predefinito è 5 minuti, e si può scegliere 1 ora. Sui modelli OpenAI da GPT-5.6 in poi almeno 30 minuti, sui modelli precedenti fino a 24 ore. Nella cache esplicita di Gemini il valore predefinito è 1 ora e la durata la scegli tu. Su Bedrock 5 minuti, 1 ora sui modelli che la supportano. Su Anthropic, OpenAI e Bedrock ogni cache hit fa ripartire la durata da capo.

Come funziona il prompt caching su OpenAI?

Sui modelli supportati è attivo per impostazione predefinita. Da GPT-5.6 in poi il prefisso minimo è di 1.024 token, la scrittura costa 1,25 volte l’input senza cache, la lettura 0,1 volte sulla maggior parte dei modelli, e la cache resta almeno 30 minuti. Sui modelli precedenti la scrittura non ha sovrapprezzo; un prompt_cache_key fisso aiuta a instradare le richieste con lo stesso prefisso verso la stessa cache. I cache hit si vedono nel campo cached_tokens.

Che cos’è il context caching di Gemini?

Gemini ne ha due tipi. La cache implicita è attiva per impostazione predefinita sui modelli 2.5 e successivi e non richiede configurazione, ma non garantisce il risparmio. Con la cache esplicita carichi il contenuto una volta con cachedContents e lo richiami nelle richieste successive; il risparmio è garantito, la durata predefinita è 1 ora e l’archiviazione si paga a ore. I cache hit si vedono nel campo cachedContentTokenCount.

Per quanto tempo Claude Code tiene la cache?

Con un abbonamento Claude, entro l’uso incluso nel piano, la conversazione principale la tiene 1 ora, i subagenti 5 minuti. Quando si passa ai crediti di utilizzo, con una chiave API o tramite un provider cloud, anche la conversazione principale scende a 5 minuti. La durata si cambia con l’impostazione promptCacheTtl. /usage mostra se la cache è calda o fredda; l’orologio dell’estensione per VS Code conta i minuti rimanenti.

Che differenza c’è tra prompt caching, KV cache e semantic caching?

La KV cache è il modo in cui il modello conserva gli stati intermedi dell’input mentre genera una singola risposta. Il prompt caching conserva questi stati da una richiesta all’altra, per un prefisso comune; la risposta viene generata ogni volta da capo. Il semantic caching, invece, conserva nel livello dell’applicazione le risposte precedenti in base al significato della domanda e a una domanda simile restituisce la risposta vecchia; la corrispondenza può essere sbagliata.

diffox usa il prompt caching?

Sì. Gli agenti specializzati di diffox usano i modelli di Anthropic; l’elenco completo dei provider è nella nostra pagina sulla privacy. In una review gli agenti specializzati leggono lo stesso contesto comune; questo contesto sta all’inizio della richiesta, in un unico blocco, ed è lui a portare il marcatore della cache. La prima chiamata parte da sola, le altre partono subito dopo in parallelo.